La forza della fragilità


Una nuova sinfonia: la forza della fragilità di Giusy Rosato

Tre voci diverse (una donna abusata e violentata, una ragazza bullizzata, un anziano emarginato e
denigrato) riunite in un’unica sinfonia: la solitudine di coloro che vengono considerati reietti, lo
scarto della società, gli ultimi della fila. Una sinfonia che viene ascoltata e accolta dalla sensibilità
dell’Associazione Dal Buio alla Luce, in grado di (ri)donare timbri forti a quei suoni e tonalità nuove a quei colori. “Fragilità è una parola antica e moderna: recuperata da non molto nei suoi vasti orizzonti tematici, che sconfinano dalla debolezza alla vulnerabilità, dalla delicatezza alla sensibilità. Ci sono parole di moda che nascono e rapidamente muoiono, ma ce ne sono altre che la moda fa riemergere dall’oblìo, e che resistono poi allo scorrere del tempo, mantenendo il loro senso e la loro attualità, perché hanno in sé significati profondi e indelebili. Questo mi sembra essere il destino della fragilità, anche se non sempre si ha una chiara e adeguata coscienza della sua complessità, e della sua importanza psicologica e umana. C’è la fragilità che è ombra, smarrita stanchezza del vivere, notte oscura dell’anima, e c’è la fragilità che è grazia, linea luminosa della vita; e l’una sconfina nell’altra”. Le parole dello psichiatra e saggista italiano Eugenio Borgna trovano concretezza nei vissuti, nelle esperienze delle persone prese in carico dall’Associazione, attraverso un operato svolto con dedizione, abnegazione e forte motivazione: tessere preziose del mosaico della “cura” per l’altro. Nella nostra “società liquida” forse dovremmo immaginare un nuovo umanesimo: l’umanesimo della fragilità. E dentro l’umanesimo della fragilità è possibile un’educazione della fragilità. In “L’educazione (im)possibile. Orientarsi in una società senza padri”, l’autorevole psichiatra Vittorino Andreoli utilizza un’immagine emblematica e, a mio avviso, particolarmente illuminante: il vaso di Murano, realizzato dai soffiatori del vetro di questa meravigliosa isola veneziana, che colpisce sempre per la forma e i colori. Effetti possibili soltanto perché questi artigiani riescono a modellare un vetro molto sottile con un’abilità straordinaria, attraverso l’aria che vi soffiano dentro,mentre la pasta di vetro è ancora plastica, duttile, e perché, grazie ai pigmenti che, da veri maestri, inseriscono nelle sottili pareti, le colorano fino a farle sembrare dipinte. Il vaso di Murano si può rompere facilmente e ha proprio un punto, definito di minore resistenza, che, se viene colpito, riduce quella sua straordinaria bellezza in frammenti. Non si può dire che sia debole, mentre gli si adatta perfettamente la definizione di fragile. Si tratta di una caratteristica peculiare, legata alla sua struttura, all’essere vaso di Murano, conseguenza delle caratteristiche che lo rendono così bello. Non è un difetto, ma parte della sua condizione. Questa è la concezione ed il senso della fragilità.
Tutti noi, fragili per natura, figli di un’epoca che non ci aiuta facilmente a rinvigorirci e
corroborarci, abbiamo bisogno di essere accompagnati da abili soffiatori del vetro a (ri)scoprire il
patrimonio di eccezionalità e meraviglia presente nella storia di ciascuno. La fragilità e, quindi, la singolare bellezza dell’essere “vasi di Murano” diventa così punto di forza per potersi trasformare finalmente da canne al vento in pini loricati, come questa donna abusata, questo ragazzo bullizzato, questo anziano emarginato.
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